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ALZATI E CAMMINA

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“Solleva la gamba. La destra o la sinistra, quella che istintivamente senti di muovere. Anche se è faticoso, tienila sospesa. Premi la punta del piede a terra, per mantenere l’equilibrio. Sull’altra gamba avverti concentrarsi tutto il tuo peso. Non è solo carne, muscoli, ossa, sangue, acqua. Ci sono anche parole, frasi, discorsi, tenuti assieme da filamenti neri, un reticolato di suoni incollati l’uno all’altro, che ti riguardano, nel senso che ti guardano senza sosta, ti fissano e poi ti fissano al suolo. Sei traballante, oscilli, stai per cadere. Stai per precipitare nel bianco. Il bianco non ha limiti, spaziali o temporali, quindi stai per precipitare all’infinito. Abbi paura, è giusto che tu ce l’abbia. Stai per cedere, il tremolio aumenta e solo una cosa ti potrà salvare: l’altra gamba. Prima una gamba, dopo l’altra, un passo dopo l’altro ed eviterai il baratro. Pensa al camminare come ciò che ti salverà da una caduta senza fine.”

“Lift the leg. The right or the left, the one you instinctively feel moving. Even if it is tiring, keep it suspended. Press the tip of your foot on the ground to keep your balance. On the other leg feel concentrate all your weight. It’s not just flesh, muscle, bone, blood, water. There are also words, phrases, speeches, held together by black filaments, a network of sounds glued to each other, that concern you, in the sense that they look at you relentlessly, stare at you and then fix you to the ground. You’re wobbly, you’re swinging, you’re going to fall. You’re going to fall into the white. White has no limits, space or time, so you’re about to go down forever. Be afraid, it’s right that you have it. You’re about to break, the tremor increases and only one thing can save you: the other leg. First one leg, after another, one step after another and you will avoid the chasm. Think of walking as what will save you from an endless fall.”

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A chi abita nel limbo delle incertezze. A chi vive l’insoddisfazione di un amore, di una vita in famiglia troppo angusta, di un lavoro in cui non si riconosce. O a chi il lavoro, la famiglia, l’amore, la compagnia delle cose e dei volti cari, per sua scelta o no, ormai non li ha più. A chi ha perso la speranza di risalire la china e vede farsi sempre più profondo il solco tra sé e la propria vita. A chi è in cerca di una strada e sa che è giunto il momento di partire. Alzati e cammina vorrebbe finire tra le mani di chi vive in quel limbo, e tentare di condurlo fuori, all’aria aperta, con l’esercizio e la parola, spronandolo a disfarsi degli oggetti che appesantiscono lo zaino, delle abitudini superflue, delle passioni sterili, e incoraggiandolo a dire addio alle persone che ci trasciniamo accanto per paura di rimanere soli. Camminare sotto la pioggia battente, camminare per andare a trovare una persona cara, camminare per perdersi e ritrovarsi, bussare per chiedere dell’acqua, godere della sosta, fare della viandante la propria casa. E poi aprire la porta, lasciarla aperta, imbandire la tavola: perché non esiste viandante senza chi lo accolga, e viceversa.

To those who live in the limbo of uncertainty. To those who live the dissatisfaction of a love, of a family life too narrow, of a job in which they do not recognize themselves. Or to those who work, family, love, the company of things and dear faces, by his choice or not, no longer have them. To those who have lost the hope of climbing the slope and see the furrow between themselves and their lives become deeper and deeper. To those who are looking for a road and know that it is time to leave. Alzati e cammina would like to end with the hands of those who live in that limbo, and try to lead him out, in the open air, with exercise and speech, urging him to get rid of the objects that weigh down the backpack, of superfluous habits, of sterile passions, and encouraging him to say goodbye to the people we drag along for fear of being alone. Walk in the pouring rain, walk to visit a loved one, walk to get lost and find yourself, knock to ask for water, enjoy the rest, make the traveler own home. And then open the door, leave it open, put the table on: because there is no traveler without the one who welcomes him, and vice versa.

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