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La vecchia Misión è simbolo ed epicentro di questa leggendaria gentrification. Già quartiere messicano, oggi stradone tutte insegne, teatri déco, ristoranti cinesi e italiani frananti, nuovi negozi di zaini e riviste. L’antica fabbrica Levi’s è diventata una scuola privata, la libreria di Dave Eggers vende gadget a tema piratesco (e fa scuola ai bambini poveri). Palme e taqueías, aroma di cilantro: epitome di tutti i quartieri disagiati di vecchie metropoli, sottoposti a ripulitura e rimpacchettamento. Che bello però: murales e nuovissimi ristoranti almeno vegani e, accanto, la via ancora infrequentabile, col morto ammazzato e il proiettile vagante e i tombini con gli scheletrici del dia de los muertos. La misión Dolores della Donna che visse due volte e l’infilata di palme drammatica che sembra un invito ad andare più a sud, verso Los Angeles e San Diego e acque finalmente balneabili (e in fondo, la collinetta estrema di Bernal Heights, poetica).

The old Misión is the symbol and epicenter of this legendary gentrification. Already Mexican quarter, today street all signs, theaters deco, Chinese and Italian restaurants crumbling, new stores of backpacks and magazines. The old Levi’s factory has become a private school, the library of Dave Eggers sells pirate-themed gadgets (and school for poor children). Palms and taqueías, aroma of cilantro: epitome of all the poor neighborhoods of old metropolis, subjected to cleaning and repackaging. How nice though: murals and brand new restaurants at least vegan and, next door, the street still infrequent, with the dead man and the bullet wandering and the manholes with the skeletal dia de los muertos. La misión Dolores della Donna who lived twice and the dramatic palm tree slit that seems an invitation to go further south, towards Los Angeles and San Diego and finally bathing waters (and in the end, the extreme hill of Bernal Heights, poetic).

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Molti luoghi del mondo sono macchine del tempo, quasi sempre rivolte al passato. Poi ce ne sono alcuni – pochissimi – che portano direttamente, se non al futuro, a quello che del futuro riusciamo a immaginare. Uno è la California di Michele Masneri. Non importa dove Masneri si aggiri, né con chi parli: che ascolti un autista di Uber descrivergli nei particolari la startup che lo renderà miliardario, registri le lagnanze dei vicini di casa di Mark Zuckerberg, tormentati dalle sue perenni ristrutturazioni di interni, esplori quanto sopravvive dell’un tempo gioioso ecosistema gay, o si faccia spiegare molto bene da Jonathan Franzen dove il pianeta dovrebbe andare per salvarsi, quella che Masneri scrive qui è una lunga, movimentata, esilarante prova provata di quanto ci avesse visto lungo Frank Lloyd Wright, quando sosteneva che tutto quanto sul pianeta non abbia un ancoraggio sufficientemente solido prima o poi comincerà a scivolare verso la California.
Many places in the world are time machines, almost always facing the past. Then there are some – very few – that lead directly, if not to the future, to what we can imagine of the future. One is Michele Masneri’s California. No matter where Masneri hangs out, no matter who he talks to: listening to an Uber driver describe in detail the startup that will make him a billionaire, record the complaints of the neighbors of Mark Zuckerberg, tormented by his perennial interior renovations, Explore how it survives the once joyful gay ecosystem, or let Jonathan Franzen explain very well where the planet should go to save itself, what Masneri writes here is a long, Exhilarating evidence of how long Frank Lloyd Wright had seen us, when he argued that everything on the planet does not have a sufficiently solid anchor sooner or later will begin to slip towards California.

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